C’è un patrimonio, in Garfagnana Lunense, che non sta esposto in nessuna teca. Sono le migliaia di racconti, fiabe, leggende e testimonianze che il Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico ha raccolto negli anni dalla viva voce degli abitanti di questi paesi: storie di fonti e di boschi, di masse e di ponti, di paure notturne e di feste. Un archivio vivo, che però oggi vive quasi soltanto tra le mura della sede di San Michele. Lunedì 3 agosto vogliamo cominciare a cambiare le cose, e vogliamo farlo insieme a chi in questi paesi ci vive.
Un incontro per decidere, non per assistere
La Giubba APS sta preparando un progetto di investimento da presentare al bando AS01 del GAL MontagnAppennino, dedicato ai servizi di base e alle attività culturali delle aree rurali. È un’occasione concreta per rendere il Museo più accogliente, più accessibile e — soprattutto — più utile a chi abita qui tutto l’anno. Ma prima di scrivere una sola riga di quel progetto, abbiamo deciso di fare una cosa che nei bandi si dà troppo spesso per scontata: ascoltare.
L’assemblea di lunedì non è una serata di presentazione con un pubblico seduto ad ascoltare. È un incontro deliberativo, con tavoli di lavoro in cui i presenti discutono in piccoli gruppi e da cui escono proposte concrete. E ha un doppio scopo dichiarato: da un lato raccogliere idee per il progetto che La Giubba intende candidare al bando; dall’altro mettere attorno allo stesso tavolo le associazioni, le Pro Loco e le realtà attive nel territorio, per individuare punti di interesse comune su cui avviare collaborazioni concrete. Perché un archivio che torna nei paesi ha bisogno, per vivere, di più mani che se ne prendano cura
Perché riguarda tutti, non solo chi frequenta il Museo
Chi vive nei nostri paesi conosce bene il problema di fondo: mancano luoghi dove incontrarsi, i più giovani hanno poche occasioni culturali, gli anziani rischiano di restare fuori dalle iniziative, e la memoria di questi luoghi — quella fatta di racconti che si tramandavano a voce — si assottiglia a ogni generazione che passa. Un museo che si limita a conservare non basta a rispondere a tutto questo. Un museo che restituisce, invece, può diventare una ragione in più per restare.
L’idea attorno a cui ruota il progetto è semplice da dire e ambiziosa da fare: digitalizzare l’archivio dei racconti, catalogarlo e riportarlo nei comuni da cui quelle storie provengono, in forma ascoltabile e liberamente accessibile. Immaginate una mappa dei luoghi dell’immaginario dei nostri paesi, dove a ogni fonte, a ogni masso, a ogni casa corrisponda la voce che ne racconta la storia. Materiali per le scuole, postazioni di ascolto, nuove testimonianze raccolte presso chi ancora ricorda. È un lavoro che il Museo non può e non vuole fare da solo: ha bisogno di chi conosce quei luoghi, di chi custodisce fotografie e ricordi, di chi può segnalare una persona anziana da intervistare prima che sia troppo tardi.
L’invito
L’appuntamento è per lunedì 3 agosto 2026, alle ore 21:00, presso la sede del Museo a San Michele di Piazza al Serchio. L’ingresso è libero e l’invito è aperto a tutti: cittadine e cittadini dei comuni di Piazza al Serchio, Camporgiano, Minucciano, San Romano in Garfagnana e Sillano Giuncugnano, e dei comuni limitrofi; associazioni, scuole, famiglie, amministrazioni, imprese, operatori turistici e aziende agricole. A chi arriva, all’ingresso, verrà consegnato un breve questionario di consultazione: chi non potrà partecipare potrà compilarlo comunque, anche online, nei giorni successivi.
Gli esiti dell’incontro saranno resi pubblici sul sito del Museo e comunicati a tutti i partecipanti, quale che sia l’esito della domanda di finanziamento. Perché il punto, in fondo, non è soltanto vincere un bando. È ricordarci che queste storie appartengono a chi le ha raccontate e ai paesi che le hanno generate — e che riportarcele è, prima di tutto, una questione di comunità.
