Fiabe perf narrare il futuro
1. un nome nuovo per un percorso che continua
Il progetto che fino a ieri chiamavamo “C’era una volta… e c’è ancora?” oggi ha un nome nuovo: la chiave incantata. Non cambia la sostanza, cambia l’immagine con cui vogliamo raccontarla: una chiave che apre, non che chiude. Perché di questo si tratta, in fondo: aprire ai bambini e ai ragazzi la porta di un mondo che sembra lontano nel tempo e che invece parla ancora, oggi, delle loro paure e dei loro desideri. È il capitolo dedicato al dire, all’interno della più ampia scuola del dire cantare danzare, e raccoglie tutto il lavoro sulla fiaba come strumento vivo di parola e di pensiero.
2. perché proprio la fiaba
Le fiabe non sono un reperto da museo. Sono racconti che, generazione dopo generazione, hanno aiutato bambini e adulti a mettere in ordine paure, desideri, regole del vivere insieme. Un bosco, un lupo, una chiave che apre una porta proibita: dietro queste immagini semplici si nascondono domande che riguardano ancora noi, ogni giorno. Lavorare sulla fiaba a scuola significa allora non guardare indietro per nostalgia, ma usare uno strumento antico per affrontare questioni molto attuali: come si affronta una difficoltà, come si sta in un gruppo, come si trova il coraggio di parlare in pubblico.
3. una rete di persone, non un progetto isolato
Il percorso nasce e cresce grazie a più realtà che lavorano insieme: l’associazione La Giubba APS, che coordina l’iniziativa, l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale con il suo laboratorio di antropologia sociale, l’associazione Leone Verde APS, e naturalmente il Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico, che mette a disposizione il proprio archivio di racconti e testimonianze orali raccolte negli anni. A questi si aggiungono, anno dopo anno, gli istituti scolastici che scelgono di aderire, portando dentro l’aula il patrimonio che il museo custodisce.
4. che cosa succede in classe
Il percorso comincia dai docenti, con incontri di formazione che ripercorrono le origini della fiaba, i suoi personaggi ricorrenti e il modo in cui l’archivio del museo può diventare materiale didattico vivo. Da lì il lavoro passa agli alunni, trasformati in veri cercatori di storie: si chiede a genitori e nonni la versione che conoscono di una fiaba nota, si confrontano le varianti trovate, si scopre che nessun racconto orale è mai identico a se stesso. Le storie raccolte diventano poi materiale da reinventare con i linguaggi di oggi, un podcast, un piccolo telegiornale, una serie di brevi video, fino a un festival finale in cui i ragazzi restituiscono alla comunità ciò che hanno costruito insieme.
5. un cammino che dura più anni
La chiave incantata non è un’iniziativa di un giorno. È pensata come un percorso pluriennale, che ogni anno si definisce insieme a chi vi partecipa, dentro un gruppo di lavoro aperto a insegnanti e operatori. Questo permette a ogni scuola di trovare il proprio ritmo e la propria misura, senza schemi rigidi da seguire, ma con una direzione condivisa: far sentire ai più giovani che le storie di ieri hanno ancora qualcosa da dire su chi sono oggi.
6. come partecipare
Le scuole interessate ad aderire possono compilare il modulo dedicato: bit.ly/percorsofiaba. Da lì comincia il dialogo con il gruppo di lavoro, per costruire insieme il percorso più adatto a ogni classe e a ogni comunità.
